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Nuove soluzioni tecniche standard per la connessione degli impianti di produzione Allegato A.2 al Codice di Rete

Consultazione Terna del 6 agosto 2021

Elettricità Futura ha trasmesso le proprie osservazioni a Terna in relazione al DCO CdR Allegato A.2.

La proposta, finalizzata alla definizione di un nuovo standard di connessione a 36 kV, dovrebbe permettere una riduzione della complessità autorizzativa per la realizzazione di nuovi impianti di produzione con potenza non superiore a 100 MW e risolvere l’onere in carico attualmente ai produttori di condividere il punto di connessione fino al raggiungimento di una potenza, snellendo lo scopo della connessione lato utente.

Tuttavia, l’Associazione ritiene che alcuni aspetti andrebbero maggiormente approfonditi e chiariti da parte di Terna:

  • oltre ai criteri di interfacciamento con la rete, avrebbero dovuto essere rivisti anche gli aspetti relativi ai criteri di regolazione, oggi incentrati sulla regolazione dei parametri di rete AT, e alla centralizzazione nella stazione RTN e alle modalità di gestione da parte di Terna dei sistemi di compensazione della potenza reattiva dei cavidotti;
  • tali aspetti avrebbero dovuto essere sottoposti a consultazione congiuntamente alla versione aggiornata dell’Allegato 2.Elettricità Futura richiede pertanto  che, prima di procedere all’approvazione delle modifiche all’Allegato 2, Terna sottoponga a consultazione tutte le modifiche applicate alla documentazione non prese in esame in questo DCO;
  • si richiede di confermare se il livello di tensione 36 kV è da intendersi come valore di tensione massima del sistema, mentre gli impianti saranno eserciti alla tensione di 30 kV come attualmente in essere e standardizzato dal mercato. I benefici potenzialmente derivanti dalla soluzione di connessione proposta nel DCO potrebbero essere fortemente ridimensionati da una impossibilità realizzativa e implementativa di tali soluzioni;
  • se il costo della connessione sarà proporzionale alla potenza installata dal singolo produttore, oppure se quest’ultimo dovrà prendersi carico anche del rimanente;
  • se le nuove stazioni RTN 36/150 kV saranno oggetto di tavolo tecnico oppure se saranno da progettare (con capofila) e autorizzare:
  • gli effetti che la modifica al CdR avrà sia sul contenuto del Piano Tecnico delle Opere (PTO), sia sulle operazioni di gestione della misura e in particolare se queste ultime saranno gestite da Terna o dai DSO;
  • la soglia di potenza degli impianti effettivamente connettibili allo standard di connessione proposto da Terna (stallo 36 kV), in quanto si ritiene inverosimile che Terna procederà all’implementazione di tale soluzione per un impianto da 100 MW. 

Nel complesso, Elettricità Futura ritiene di fondamentale importanza che si chiarisca la tempistica di implementazione della soluzione proposta da Terna, i.e. a partire da quale data le richieste di connessione compatibili verranno risolte con la connessione a 36 kV, e se sarà prevista la facoltà per i titolari degli impianti di optare per la nuova soluzione anche in caso di STMG già accettate (ed eventualmente quale sarebbe la procedura da seguire). Si ritiene inoltre che il nuovo standard di connessione non dovrebbe trovare applicazione per richieste di connessione esistenti, ma solo per le richieste di connessione future. Questo perché a oggi non risultano stazioni RTN dotate di porzioni a 36 kV, per le quali si dovrà peraltro chiarire quando saranno emesse le relative STMG.

Leggi il testo integrale del documento con le osservazioni di dettaglio.

Osservazioni generali 

In linea generale, Elettricità Futura apprezza la proposta di Terna posta in consultazione, finalizzata alla definizione di un nuovo standard di connessione a 36 kV, in quanto dovrebbe permettere una riduzione della complessità autorizzativa per la realizzazione di nuovi impianti di produzione con potenza non superiore a 100 MW, oltre a risolvere l’onere in carico attualmente ai produttori di condividere il punto di connessione fino al raggiungimento di una potenza minima (e.g. per connessioni a 150 kV circa 200-250 MW) snellendo notevolmente lo scopo della connessione lato utente. I requisiti attuali, in particolare quello di unanimità, che mettono i produttori stessi a carico di gestire le connessioni condivise in alta tensione causano infatti notevoli ritardi e complicazioni che vanno ad impattare gli accordi di condivisione per progettazione, terreno, costruzione e manutenzione non sempre superabili.

Tuttavia, vi sono degli aspetti che non risultano chiari e che, quindi, andrebbero maggiormente approfonditi e chiariti da parte di Terna.

In primis sottolineiamo che le modifiche proposte nell’Allegato A.2 hanno effetto anche sui contenuti degli Allegati A.17 e A.68 al Codice di rete in termini di schemi di connessione (chiarendo cos’è lo “stallo” a 36 kV), necessari organi di manovra, sezionamento e interruzione, protezioni, requisiti di regolazione, necessità o meno di installazione di Power Plant Controller indipendenti, etc. Oltre ai criteri di interfacciamento con la rete, avrebbero dovuto essere rivisti anche gli aspetti relativi ai criteri di regolazione, oggi incentrati sulla regolazione dei parametri di rete AT, e alla centralizzazione nella stazione RTN e alle modalità di gestione da parte di Terna dei sistemi di compensazione della potenza reattiva dei cavidotti. 

Ciò considerato, tutti questi aspetti avrebbero dovuto essere sottoposti a consultazione congiuntamente alla versione aggiornata dell’Allegato 2. Richiediamo quindi che, prima di procedere all’approvazione delle modifiche all’Allegato 2, Terna sottoponga a consultazione tutte le modifiche applicate alla documentazione non prese in esame in questo DCO.

In secondo luogo, richiediamo di confermare se il livello di tensione 36 kV è da intendersi come valore di tensione massima del sistema mentre gli impianti saranno eserciti alla tensione di 30 kV come attualmente in essere e standardizzato dal mercato. Da quanto riportato nella tabella di cui al par. 1A.5.11.4 (documento “estratto”) sembra che 36 kV sia la tensione di esercizio e che quindi la tensione massima di isolamento sia 40,5 kV. Se così fosse, ciò si tradurrebbe in livelli di tensione non unificati, al momento non diffusi in Italia e in Europa, ma presenti in alcune applicazioni nell’Asia orientale. Pertanto, evidenziamo che i benefici potenzialmente derivanti dalla soluzione di connessione proposta nel presente DCO potrebbero essere fortemente ridimensionati, se non annullati almeno per il breve termine, da una impossibilità realizzativa e implementativa di tali soluzioni.

In aggiunta a ciò, chiediamo che si chiariscano anche i seguenti aspetti:

  • Se il costo della connessione sarà proporzionale alla potenza installata dal singolo produttore, oppure se quest’ultimo dovrà prendersi carico anche del rimanente;
  • Se le nuove stazioni RTN 36/150 kV saranno oggetto di tavolo tecnico oppure se saranno da progettare (con capofila) e autorizzare. Per evitare problemi come quelli attuali, riteniamo preferibile che sia Terna ad avere il compito e l’onere di individuazione delle aree, di portare avanti studi di fattibilità e i restanti oneri di progettazione;
  • Gli effetti che la modifica al CdR avrà sia sul contenuto del Piano Tecnico delle Opere (PTO), che sulle operazioni di gestione della misura e in particolare se queste ultime saranno gestite da Terna o dai DSO;
  • La soglia di potenza degli impianti effettivamente connettibili allo standard di connessione proposto da Terna (stallo 36 kV), in quanto riteniamo inverosimile che Terna procederà all’implementazione di tale soluzione per un impianto da 100 MW.

In conclusione, è di fondamentale importanza che si chiarisca la tempistica di implementazione della soluzione proposta da Terna, i.e. a partire da quale data le richieste di connessione compatibili verranno risolte con la connessione a 36 kV, e andrebbe chiarito se sarà prevista la facoltà per i titolari degli impianti di optare per la nuova soluzione anche in caso di STMG già accettate (ed eventualmente quale sarebbe la procedura da seguire). Nonostante, la soluzione dovrebbe entrare in vigore quanto prima, ovviamente una volta chiariti i dubbi esposti nel presente documento, riteniamo che il nuovo standard di connessione non dovrebbe trovare applicazione per richieste di connessione esistenti, ma solo per le richieste di connessione future. Questo perché a oggi non risultano stazioni RTN dotate di porzioni a 36 kV, per le quali si dovrà peraltro chiarire quando saranno emesse le relative STMG.

 

Osservazioni di dettaglio

 

Appendice A – Tabella 1 dell’Allegato A.2

Chiediamo che si precisi cosa intende Terna con la frase “Il Gestore ha la facoltà di prevedere per il livello di tensione 36 kV soluzioni di connessione mediante due linee indipendenti in partenza dalla stessa stazione per massimizzare l’utilizzo delle infrastrutture di rete da parte di più utenti.” Secondo la nostra interpretazione, ciò significa che per il cliente sarà prevista la facoltà di suddividere elettricamente l’impianto utente in due lotti indipendenti e dotato di un power controller per ciascun lotto, mentre gli apparati di controllo e regolazione previsti dal Codice di rete (quali, ad esempio, l’UPDM e le Teleletture) saranno comuni per entrambi i lotti e utilizzeranno in comune le linee di comunicazione verso i centri di Terna.  In tal senso, riprendendo quanto espresso in premessa, anche questa fattispecie e tutte le relative implicazioni tecniche dovrebbero essere sottoposte ad apposita consultazione.

Riteniamo che la connessione fino a 100 MW a 36 kV non dovrebbe prevedere la connessione di un solo impianto da 100 MW ma diverse connessioni di più impianti con lo scopo di ridurre il numero di stazioni AT singole e/o condivise che si stanno creando intorno alle stazioni RTN. Di conseguenza, si ipotizza che la soglia pari a 100 MW sia un valore limite definito al fine di mantenere la taglia dei trasformatori AT/36 kV entro valori ancora definibili standard. La soglia di 100 MW dovrebbe quindi rappresentare lo slot complessivo di stazione disponibile per connettere a 36 kV diversi impianti di produzione. Pertanto, andrebbe chiarito se verrà prevista una taglia massima del singolo impianto di produzione che potrà essere connesso a 36 kV e il suo eventuale valore.

Nel caso in cui la soluzione proposta da Terna fosse quella appena esposta (cioè un impianto suddiviso in due lotti e connesso al medesimo stallo 36 kV della RTN), chiediamo se sarà necessario installare Power Plant Controller indipendenti, anche nel caso in cui il richiedente presentasse una singola richiesta di connessione per un unico impianto di grande taglia. Tale soluzione sarebbe onerosa per gli operatori e, come anticipato in premessa, necessiterebbe di un aggiornamento degli Allegati A.17 e A.68 al Codice di rete da sottoporre a consultazione.

Infine, chiediamo che Terna precisi che con l’adozione di tale standard di connessione non si prevedono soluzioni di connessione condivise tra diversi utenti relativamente all’impianto di utente per la connessione, poiché la soluzione di connessione condivisa è di fatto già implementata da Terna nell’impianto di rete per la connessione a 36 kV.

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