FILIERA CORTA

Da dove parte il calcolo dei 70 km per accedere alla filiera corta?

Il calcolo dei 70 km è effettuato a partire dal Comune di produzione della biomassa, secondo le regole della tabella B del DM 2 marzo 2010, in base alla quale, in caso di biomasse residue da attività di lavorazione di prodotti agroalimentari, forestali o zootecnici, laprovenienza della biomassa è tracciata a partire dalla formazione del “prodotto energetico” (ossia il “residuo delle attività di lavorazione dei prodotti agroalimentari, zootecnici, o forestali”) e non dal prodotto agricolo o forestale di partenza.

Le imprese di trasformazione o le piattaforme di lavorazione citate nel decreto sono unità produttive realizzate per ottenere un prodotto per un uso diverso da quello energetico, ma che nel processo generano anche uno scarto utilizzabile a fini energetici (ad esempio la segheria o il mobilificio che lavora il legno per fare i mobili e ha degli scarti, o l’industria alimentare che lavora i pomodori per fare la salsa e ha come residuo le buccette, ecc..). L’interpretazione secondo cui invece possa trattarsi di una qualsiasi forma di trasformazione della biomassa, sembra invece più distante dallo spirito di fondo del provvedimento, poiché implicherebbe un forte allargamento della categoria della filiera corta, sino a rendere pressoché inesistente la filiera lunga. Infatti ciascuna azienda potrebbe ricorrere all’acquisto di biomassa da qualunque luogo, realizzare poi una piattaforma intermedia di trasformazione (ad es. essicazione, riduzione pezzatura, cippatura ecc.) localizzata a meno di 70 km dalla centrale, e rientrare in questo modo nella definizione di filiera corta


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