DL FARE bioliquidi: l'emendamento del Governo non salva il settore

Se prima si trattava di morte violenta, ora si può parlare di eutanasia. Questa probabilmente la migliore definizione per il nuovo comma 7-bis all’art. 5, introdotto lo scorso 18 luglio dai relatori del progetto di conversione in Legge del DL Fare. A fronte di un incremento biennale degli incentivi per la produzione di energia da bioliquidi (20% il primo anno e 10% il secondo), si introduce un calo (15% all’anno) per i successivi tre anni. In pratica, si concede una boccata d’ossigeno al settore, per poi far funzionare gli impianti tre anni in perdita, con incentivi inferiori a quelli con cui già oggi stentano a sopravvivere.

Non ci sono dubbi che questo meccanismo non introdurrà un aggravio di costi per il sistema. Anzi, accompagnando a morte certa il settore, produrrà un forte risparmio, riducendo del 100% le spese per l’incentivazione. Tutto il contrario degli obiettivi di “sviluppo economico” che il Ministero omonimo dovrebbe perseguire!

La misura proposta dal Governo, sebbene tenti di dare una risposta ai produttori, non fa che gettare il settore nel panico di una crisi annunciata e solamente posticipata. “Chiediamo al Ministro – afferma il presidente Re Rebaudengo – precise garanzie affinché un comparto delle rinnovabili, che ha saputo coniugare la produzione incentivata con l’integrazione nel settore manifatturiero, non sia lasciato andare allo sbando da una mancata pianificazione industriale. Una modifica auspicabile sarebbe quella che, pur nel solco tracciato dall’attuale misura, consentisse di spalmare il recupero del maggiore incentivo accordato sull’intera vita residua degli impianti: così forse si riuscirebbe a vedere il futuro a tinte meno fosche”.

“Ci auguriamo – continua Re Rebaudengo – che in Parlamento ci sia ancora spazio per il buon senso. Siamo ormai all’ultima chiamata, dopodiché non rimarrà che decidere la data di spegnimento degli impianti.”

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